Come Allevare il Diamante Mandarino
La parola allevamento può essere intesa in due modi, dipende quale risulta essere lo scopo per cui uno lo fa. Una cosa è l’allevamento di una coppia di Diamanti Mandarino il cui fine è fare compagnia (come pet) e un’altra è l’allevamento di diverse coppie e la loro riproduzione, il cui fine è selezionarli.
Sperando che questo sito sia visitato da entrambe le categorie di persone, qui spiegherò in breve, come si allevano i Diamanti Mandarino per compagnia e riserverò poi vari spazi con degli articoli a proposito, per gli allevatori che li selezionano.
Il Diamante Mandarino, ho già detto che non è un uccellino esigente per quanto riguarda il cibo ma anche per quanto concerne le altre due cose importanti che fanno parte dell’ allevamento, cioè l’alloggiamento e la riproduzione , non ci sono grandi problemi ed è per questo motivo che questo estrildide ha avuto un così grande successo come uccellino ornamentale.
L’alloggio ideale per questo piccolo volatile, è una gabbia rettangolare di circa 60-65 cm di lunghezza; scartate a priori le gabbiette di forme strane, forse più belle ma senz’altro non adatte e scartate anche gabbie con misure più piccole di quelle prima citate. Il Diamantino è un uccellino di indole vivace, ama svolazzare da un posatoio all’altro e se la gabbia è troppo piccola, intristisce e un uccellino mogio, oltre a nuocere alla propia salute, non mette molta allegria a chi lo guarda. Quindi se decidete di volere come compagno questo estrildide, acquistategli anzitutto un amico del sesso opposto se volete farli riprodurre, altrimenti vanno bene anche due maschi o due femmine, basta che vadano d’accordo. Procuratevi poi una gabbia, la cui grandezza deve essere il massimo che vi potete permettere e cercate un posto tranquillo della casa per completare il loro futuro habitat.
Mi sento di dover fare alcune raccomandazioni per l’alloggiamento in generale; durante la stagione fredda, tenete la gabbia sempre in casa, lontana da spifferi, vapori e confusione o se proprio non avete posto, potete mettere la gabbia anche fuori; fortunatamente questi uccellini sono rustici e molto resistenti alle malattie da raffreddamento; per favore però, non teneteli in cima al balcone o peggio ancora, attaccati al muro fuori casa, in balia del sole, del vento e della pioggia; teneteli invece al riparo e possibilmente coperti da una plastica trasparente. Nella stagione calda, teneteli invece il più possibile fuori, ovviamente riparandoli ugualmente dalle intemperie; ogni tanto metteteli per una decina di minuti al sole, vedrete come spiegheranno le ali e si crogioleranno beati.
Ricordatevi poi, specialmente in estate, di mettere loro la vaschetta per il bagno che li aiuta a mantenere il piumaggio sempre pulito e a rinfrescarsi.
Eccoci arrivati ora, alla parte dell’allevamento, seconda me più interessante e più entusiasmante. Se non avete problema di spazio e volete conoscere alcuni segreti della natura, formate una coppia di Diamanti Mandarino e mettete loro a disposizione un nido. Essi preferiscono quelli a cassettina con il frontale mezzo aperto o di legno o meglio ancora di plastica, molto più igienico e una volta lavato e disinfettato lo si può usare all’infinito. Per l’imbottitura, date loro il fieno quello confezionato per i conigli; potete dargli anche un po’ di iuta o fibre di cocco (si trovano in vendita nei negozzi specializzati), per la rifinitura finale ci penseranno loro usando e piccole penne che troveranno dentro la gabbia o che strapperanno direttamente dal compagno.
Anche qui, voglio darvi dei suggerimenti che vi aiuteranno nell’impresa. Il nido non mettetelo in gabbia senza niente ma foderatelo prima voi con il fieno dandogli un po’ la forma (il Diamante Mandarino costruisce il nido con i fili dell’erba formando quasi una palla e con una piccola depressione circolare di lato e non centrale come generalmente fanno gli altri uccelli); in questo modo faranno prima a completare il nido e aiuterà nella costruzione anche le coppie più restie. Non date loro il cotone idrofilo e a quello confezionato sintetico; purtroppo ci sono delle case commerciali per animali che mettono in vendita un tipo di cotone che si aggroviglia intorno alle zampette del povero animale mandandogliele presto in cancrena.
I due uccellini se sono in ottima salute, in pochi giorni si accoppieranno e dopo circa una settimana, la femmina comincerà a deporre le uova che andranno da un minimo di due a un massimo di sette. Entrambi coveranno le uova per circa tredici giorni (dobbiamo contare da quando l’uovo comincia effettivamente ad essere covato, anche la notte); dopodiché i pulcini cominceranno a nascere. Alcune coppie nutrono da subito i loro piccoli, altre cominciano dalla sera, visto che generalmente i pulcini nascono la mattina o il primo pomeriggio. Lasciate la coppia tranquilla e aprite il nido il minimo indispensabile per controllare che tutto proceda per il meglio. Le uova rotte e i piccoli deceduti vanno tolti il prima possibile dal nido. I piccoli mandarini se ben nutriti cresceranno molto velocemente e verso il sedicesimo, diciottesimo giorno, cominceranno ad affacciarsi fuori dal nido e pian, piano, dopo vari tentativi, li troverete incerti sui posatoi, alla sera, richiamati dai genitori, entreranno dinuovo tutti dentro il nido. Verso i trenta, trentacinque giorni, saranno completamente svezzati e potranno essere divisi dai genitori. Se non volete altri uccellini, ricordatevi di togliere il nido, perché i Diamanti Mandarino una volta finita la prima covata, ne inizieranno subito una seconda, una terza e così via, rischiando poi di indebolirsi troppo.
Read MoreCome Allevare l’Amaranto del Senegal
La prima volta che vidi questo piccolo Estrildide rimasi affascinata da quel bel colore rosso mattone del maschio e dalle dimensioni così piccole, circa otto cm., tanto che non potei resistere dal portarmi a casa una bella coppia.
Alloggiai i due piccoli Amaranto nella mia voliera di 130 x 130 x 200 cm. insieme ad altri piccoli esotici quali Diamante Mandarino, Guancia Arancio e Cordon Blu. L’inserimento nel nuovo ambiente fu ben gradito e si ambientarono immediatamente. La loro dieta non si discosta da quella classica per esotici: misto di semi, pastoncino morbido, osso di seppia, grit, acqua fresca tutti i giorni e di tanto in tanto qualche insetto vivo.
Nonostante la territorialità del maschio durante il periodo riproduttivo, la convivenza dell’Amaranto del Senegal con le altre specie di esotici presenti in voliera non ha dato problemi e la coppia si è adattata perfettamente con il resto del gruppo. Devo dire che sono stata fortunata a trovare questi due soggetti poiché fin dall’inizio hanno dimostrato un affiatamento senza eguali.
L’Amaranto del Senegal non possiede un canto vero e proprio ma piuttosto un sibilo soffuso composto di vari fraseggi con i quali entrambi i sessi si chiamano ripetutamente, soprattutto all’imbrunire quasi come fosse un segnale a tornare al posatoio preferito dove trascorrere la notte.
Durante la fase di corteggiamento, il maschio esegue una danza nuziale tenendo nel becco un filo d’erba, gonfia le sue piume ed apre la coda, ondeggiando in bella mostra al cospetto della sua compagna. Dopo questa fase, il maschio si mette alla preparazione del nido preferendo, nel mio caso, nidi ben chiusi come quelli in legno a cassetta per piccoli esotici. La femmina, che differisce dal maschio per il colore marrone della livrea, depone dalle 3 alle 4 uova che vengono covate da entrambi i genitori per circa 14 giorni.
Non nascondo che all’inizio non è stato poi così facile far riprodurre gli Amaranto, anche perché mi ero preposta che allevassero in purezza ed ho quindi preferito che facessero tutto da soli.
Ho dovuto attendere non poco prima che si decidessero a riprodursi (più di un anno) e poi, una volta riprodotti veniva la parte più difficile, la cova e l’allevamento della prole.
Diciamo che la parte riguardante la cova non ha mai dato problemi, anzi, entrambi i genitori hanno sempre covato in modo esemplare fino alla schiusa. Diversamente, però, una volta nati i pulli, questi venivano tragicamente scaraventati fuori dal nido mettendo a dura prova la mia pazienza. Sfortunatamente in queste due occasione non sono riuscita ad arrivare in tempo per salvare i pulli.
Non ho mai compreso il motivo di tale comportamento, forse mancanza di cibo a loro più congeniale? Avevo messo a loro disposizione varie soluzioni come paté d’insetti, pastoncino morbido e qualche tarma della farina proprio perché sapevo che questa specie, come pure molte altre, durante i primi giorni nutrono i pulli con prede vive e quindi ricche di proteine.
Ormai mi ero già rassegnata e pensai che non sarei più riuscita a raggiungere l’obiettivo quando, trascorsi circa tre mesi, vidi uscire da un nido tre piccoli novelli di Amaranto del Senegal. Non potete immaginare lo stupore e, al tempo stesso, la gioia che provai in quel momento, avevano fatto tutto da soli! Praticamente, senza che me ne rendessi conto avevano intrapreso un’altra covata e questa volta senza la preventiva somministrazione di alcun insetto vivo!
Da lì ne seguì un’altra, anch’essa andata a buon fine, che tenni costantemente sotto controllo.
Alla nascita i pulli presentano un colore della pelle piuttosto scuro, ma la cosa che più impressiona è la loro dimensione, decisamente minuscola. Il maschio di Amaranto dimostra ottime doti di allevatore, covando per più ore ed accudendo alla prole in maniera maggiore rispetto alla femmina.
Ritengo, comunque, doveroso sottolineare che la percentuale di sopravvivenza dei pulli, una volta usciti dal nido, è stata del 50% circa. Penso che il problema sia dovuto alla precocità con la quale i pulli escono fuori dal nido e che sia proprio questo il fattore determinante, almeno in base alla mia esperienza: nell’ultima covata (e penso anche in quella precedente) i pulli sono usciti dopo circa 16 giorni e sono stati proprio gli ultimi nati, i più piccoli e deboli, a “farne le spese”.
In conclusione, l’Amaranto del Senegal è una specie molto robusta e rustica che, sen ben acclimato, può vivere anche in voliera all’aperto tutto l’anno, come nel mio caso. Senza alcun dubbio occupa un posto di rilievo nel mio piccolo allevamento e, nonostante le numerose delusioni incontrate all’inizio, le soddisfazioni hanno di gran lunga oltrepassato qualsiasi aspettativa.
Se, però, si vuole allevare l’Amaranto del Senegal in purezza bisogna mettere in conto non pochi sacrifici e tanta, tanta, pazienza.
Piante Commestibili e Piante Pericolose per gli Uccelli
Molti di noi spesso si chiedono: “che cosa posso dare ai miei uccellini di ciò che cresce nel mio giardino?”
“che frutta posso dare loro?” “e quale no?”
Ecco, ho fatto quest’articolo apposta per chiarirvi le idee…ho diviso le piante in tre categorie:
Gli ALBERI BUONI sono quelli elencati qui sotto, che potrete utilizzare per fare dei posatoi “fai da te”, molto meglio dei normali posatoi in plastica, perché hanno diverso diametro, e quindi la zampina del volatile si può “allenare”:
Melo
Frassino
Mandorlo
Albicocco
Pesco
Prugno
Prugna secca
Pescanoce
Qualsiasi agrume
Corniolo
Guava = Pero delle Indie
Papaya
Pero
Madrona
Magnolia
Acero
Noce (eccetto ippocastano e quercia)
Salice
Salice americano
Salice piangente
Le PIANTE BUONE E COMMESTIBILI sono tutte quelle piante selvatiche che possiamo trovare nei nostri giardini e tutte quelle piante che non fanno male se le si vuole mettere in una voliera, quelle cioè che possiamo dare tranquillamente ai nostri beneamati:
Acacia
Violetta africana
Aloe
Palma di Areca
Felce
Lacrime di neonato
Bambù
Begonia
Felce di Boston
Centocchio
Cisso
Caffè
Grano
Mela selvatica
Fico rampicante
Tarassaco o dente di leone
Palma da datteri
Sanguinello
Coda di scimmia
Varietà di Dracena
Palma a ventaglio
Fico con foglie a forma di violino
Edera vite
Semprevivo (edera terrestre)
Calancoa
Kentia
Lauroceraso
Magnolia
Capelvenere
Tagete
Lingua di suocera
Nasturzio
Prugna di natale
Pino dell’isola di Norfolk
Peperomia
Petunia
Pittosporo
Photos (Scindapsus Aureus)
Ortica pelosa
Ficus elastica
Palma da sagù
Schleffera
Mimosa sensitiva
Edera svedese
Cardo
Fico piangente
Agrifoglio bianco
Bouganville
Gardenia
Le PIANTE TOSSICHE E VELENOSE invece sono quelle piante che NON dobbiamo assolutamente dare ai nostri beniamini, né usare i loro rami come posatoi, quindi fate bene attenzione alle piante elencate qui sotto:
Amarillis (bulbi)
Mela (semi)
Albicocca (nocciolo,seme interno)
Croco autunnale (tutte le parti della pianta)
Avocado ( fogliame)
Azalea (foglie)
Pera balsamica (semi)
Dulcamara (bacche)
Bosso ( foglie)
Ricino (baccelli,semi e foglie)
Ciliegio (corteccia,foglie)
Pianta corallo (semi)
Croco (bulbi)
Giunchiglia (bulbi)
Belladonna mortale (tutte le parti della pianta)
Dieffembachia (foglie)
Sanguinello (frutti)
Melanzana (tutte le parti eccetto i frutti)
Sambuco (fogliame)
Begonia (foglie)
Edera (bacche,foglie)
Digitale (foglie e semi)
Cicuta (tutte le parti della pianta)
Ippocastano (castagne,virgulti)
Ortensia (fiori)
Impatiens (tutte le parti della pianta)
Edera (fogliame,bacche)
Alloro (tutte le parti della pianta)
Convolvolo purpureo (tutte le parti della pianta)
Alloro montano (foglie,germogli)
Funghi (cappello,parte rigida)
Narciso (bulbi)
Pescanoce (nocciolo)
Belladonna-tutte le varietà (tutte le parti della pianta)
Quercia (ghiande,fogliame)
Pesca (nocciolo)
Pera (semi)
Peonia (fogliame,fiori)
Pervinca (tutte le parti della pianta)
Philodendron (foglie)
Aghi di pino (bacche)
Prugno (fogliame,nocciolo)
Papavero (tutte le parti della pianta)
Patate (germogli)
Sequoia (tutte le parti della pianta)
Rododendro (tutte le parti della pianta)
Rabarbaro (foglie)
Rosmarino (fogliame di alcune specie)
Salvia (fogliame in alcune specie)
Cavolo della moffetta (tutte le parti della pianta)
Piselli dolci (semi,frutti)
Tabacco (tutt le parti della pianta)
Pomodoro (fogliame)
Dionaea (tutte le parti della pianta)
Fagioli di Igname (bacceli immaturi)
Condo a sbella giallo (fogliame,fiori).
Regole semplici da seguire.
Read MoreCome Mantenere l’Igiene in Cucina
In questa guida mettiamo a disposizione alcuni consigli su come mantenere l’igiene in cucina.

Asciugatura. È buona norma asciugare sempre bene tutto ciò che viene a contatto con gli alimenti (stoviglie, piani di lavoro, posate ecc.). Germi e batteri, infatti, si riproducono meglio in ambienti caldi e umidi.
Mani. Le mani devono sempre essere lavate prima di cucinare, prima di toccare alimenti da consumare crudi e dopo aver manipolato carni crude, pesce, uova. Si consiglia di utilizzare guanti in lattice per alimenti.
Maniglie. La maniglie sono soggette a sporcarsi molto e, quando si notano impronte, vanno pulite immediatamente passando con un gesto veloce, senza aspettare di fare una pulizia a fondo.
Spugnetta e panno-spugna. Dopo l’uso lavare e fare asciugare bene le spugnette e i panni-spugna per evitare che si formino cattivi odori o muffe causati dal depositarsi dei batteri. Meglio riporli in vaschette con dei buchi, in modo da far passare l’aria. Sostituirli settimanalmente. Per ovvie ragioni igieniche non devono essere mai usati le stesse spugnette o panni-spugna per la pulizia della cucina e del bagno. Può essere utile averne di colori diversi per evitare di confondersi.
Tagliere. Utilizzare taglieri diversi per carne, verdure e pane. Quelli usati per carni e verdure devono essere lavati subito e, se sono in legno, asciugati bene con un canovaccio per evitare odori sgradevoli. Quello per tagliare la carne cruda (specialmente il pollame) deve essere lavato accuratamente subito dopo l’uso. A ogni modo, per tagliare la carne cruda risulta più igienico il tagliere in plastica che a differenza di quello in legno si lava più facilmente. Per rimuovere l’odore di cipolla e aglio dal tagliere usato per le verdure si consiglia di strofinare mezzo limone e bicarbonato di sodio direttamente sulla superficie. Come tagliere per il pane risulta molto pratico quello con il vassoio raccoglibriciole che evita lo spargersi delle briciole quando si affetta il pane.
Tostapane. Tutti gli apparecchi sono ormai dotati di cassetti raccoglibriciole che possono essere estratti e svuotati; in caso contrario capovolgere il tostapane. Non inserire utensili all’interno. È meglio non utilizzare un panno inumidito d’acqua, perché se le briciole si bagnano si attaccano ovunque. Ricordarsi sempre di staccare la spina.
Utensili. È consigliabile fare di tanto in tanto un lavaggio in lavastoviglie di quegli utensili esposti per lungo tempo senza essere usati. Questo aiuta anche a non ritrovarseli coperti di polvere e grasso al momento del bisogno.
Piano di lavoro e tavolo. Tenerli sempre perfettamente puliti. Una volta lavati è importante sciacquarli bene per eliminare ogni residuo di detergente che potrebbe venire poi a contatto con gli alimenti.
Canovacci. Cambiare i canovacci tutti i giorni per averli freschi di bucato e pronti all’uso. Utilizzare quelli di cotone e lino per asciugare le stoviglie e quelli a nido d’ape per asciugare le mani; non utilizzare mai lo stesso canovaccio per entrambe le cose. Lavarli poi in lavatrice con un ciclo a 90 °C. Non utilizzare maì il canovaccio per pulire schizzi o tracce di carne cruda, ma fare uso di carta da cucina.
Tappetini. Sono utili per riparare le zone che si sporcano più facilmente come l’arca del pavimento sotto il lavello e quella sotto i fornelli. Vanno cambiati e lavati almeno una volta alla settimana.
Pattumiera. Il secchio e lo spazio circostante, si sporcano facilmente e richiedono una pulizia frequente. Tenere lontani i rifiuti alimentari da fonti di calore e prediligere un contenitore per rifiuti a scomparti per separare i rifiuti umidi da quelli secchi; se possibile preferire un modello con coperchio.
Non lasciare l’immondizia umida nel secchio durante la notte: per evitare odori sgradevoli è bene vuotare la spazzatura ogni giorno.
Almeno una volta alla settimana lavare il secchio dell’immondizia e disinfettarlo con alcool denaturato o lisoformio.
Pavimento. I pavimenti della cucina sono soggetti a sporcarsi di più e píù velocemente e quindi richiedono di essere lavati tutti i giorni (>Pulizie di base: Pavimenti).
Dispensa. Una volta ritornati a casa dopo aver fatto la spesa, è bene spolverare i contenitori (lattine, scatole, barattoli, bottiglie ecc.) prima di riporli sugli scaffali della dispensa.
Intrusione di scarafaggi, formiche e altri insetti. La prima buona regola per difendersi è di applicare una zanzariera alla finestra della cucina, utile soprattutto contro le mosche. In presenza di formiche o scarafaggi difendersi con insetticidi, seguendo attentamente le indicazioni sulla confezione e facendo attenzione che non vengano in nessun modo in contatto con gli alimenti.
La conservazione dei prodotti deperibili fatta in modo adeguato e un buon livello d’igiene sono utili per prevenire comunque la possibilità di intrusione d’insetti.
Cattivi odori. Una delle cause principali dei cattivi odori negli ambienti di casa è la cottura dei cibi; per questo è importante il buon funzionamento di cappe e aspiratori, la cui efficienza è assicurata da una periodica sostituzione dei filtri. E comunque importante ricordarsi di aerare sempre il locale.
Read MoreCosa Serve per Stirare
Per una stiratura impeccabile sono elementi indispensabili un ferro da stiro e un ambiente arioso e illuminato.

Ferro da stiro. Molto importante è la scelta del ferro da stiro, se l’obiettivo da perseguire è una stiratura facile e veloce, che affatichi il meno possibile. Bisogna, in primo luogo, tener presente alcuni clementi che determinano la qualità del ferro: innanzitutto la scorrevolezza della piastra e la capacità di trasmettere il calore in modo uniforme, poi la disposizione dci fori di uscita del vapore, la potenza di erogazione del vapore stesso e il peso dell’elettrodomestico. Meglio scegliere i modelli provvisti di caldaia separata, simili a quelli professionali. In alternativa, è possibile utilizzare una pressa per stirare come queste.
Asse da stiro. Casse da stiro deve essere robusta, stabile e regolabile in altezza. Esistono anche modelli simili a quelli professionali, con piano riscaldato, aspirante e soffiante. E importante che la fodera sia ben tesa e che il mollettone del piano dell’asse da stiro sia morbido, ben imbottito e abbia un certo spessore. Se è logorato o sformato, il mollettone deve essere sostituito perché solo su un piano liscio e uniforme si può stirare bene. Le fodere che rivestono l’asse da stiro si sporcano cd è meglio, quindi, avere una fodera di scorta da utilizzare quando l’altra è da lavare.
Tavolo. Il tavolo è ideale per stirare lenzuola, tovaglie e tende. Va protetto con l’apposito telo gommato (o con il mollettone) al quale si sovrappone un panno morbido su cui il ferro possa scorrere bene.
Stiramaniche. Accessorio costituito da un supporto e un’assicella imbottita sulla quale si infilano le maniche per stirarle uniformemente senza lasciare la piega. Si utilizza per giacche, camicette e camicie da uomo che si portano senza giacca.
Cuscinotto. Risulta essere utile per stirare nei punti difficili come maniche, tasche, risvolti, interponendo il tessuto fra il cuscinotto e la piastra del ferro.
Telino da stiro. Protegge i tessuti dal calore, specialmente quelli scuri, ed evita che si formino tracce lucide. Meglio usare un tessuto bianco o di colore neutro, oppure quelli specifici presenti in commercio. Per stirare indumenti leggeri si possono usare teli in garza o fazzoletti, per i capi di peso medio un panno in cotone o uno scampolo tagliato da un vecchio lenzuolo.
Soletta salvastiro. Si applica a quasi tutti i ferri da stiro e protegge i tessuti dal calore, specialmente quelli scuri, evitando che rimangano tracce lucide.
Spruzzatore. Attrezzo per vaporizzare sulla stoffa piccoli getti d’acqua, in modo da inumidire i tessuti troppo asciutti. I migliori sono quelli a spruzzo regolabile.
Spazzola in setole, spazzola in velluto o rotolo adesivo. Utili per togliere peli e capelli dai capi, a seconda del tipo di tessuto.
Spazzola leva nodini. Strappa nodini e grumi da indumenti di lana rasata e fibre sintetiche.
Pettine (spazzolino). Toglie i nodini dai capi in lana.
Appretto spray (amido). Si utilizza su colli e polsini di camicie, parti ricamate di lenzuola e tovaglie, centrini e pizzi per dare rigidità ai tessuti. Spruzzare inclinando leggermente la bomboletta da una distanza di circa 30 cm per una stesura uniforme del prodotto, perché da una distanza ravvicinata si addensa in un unico punto e il tessuto si bagna eccessivamente.
La piastra del ferro può risultare ingiallita dopo un uso prolungato di amido e a sua volta macchiare i capi chiari. Tenerla quindi ben pulita. Il capo va stirato immediatamente dopo aver spruzzato l’appretto, perché si asciuga velocemente. Meglio evitare di applicarlo più di una volta nello stesso punto, perché il tessuto a lungo andare si ingiallisce e si logora. Non utilizzare l’appretto sui capi in seta.
Appendiabiti. Elemento pieghevole provvisto di un’asta a cui appendere i capi appena stirati e appesi a una gruccia.
Cesto. Spesso in vimini, si usa per riporre i capi. E consigliabile dotarsi di due ceste, una per la biancheria da stirare e una per quella già stirata.
Acqua demineralizzata. L’uso continuo di acqua del rubinetto provoca incrostazioni calcaree che otturano e danneggiano gli ugelli di fuoriuscita del vapore, compromettendo col tempo l’efficienza dell’elettrodomestico. L’acqua demineralizzata si usa quando nel libretto di istruzioni non è indicato espressamente l’uso dell’acqua del rubinetto, ma si consiglia comunque di usarla per mantenere il ferro da stiro perfettamente funzionale. Eventualmente, si può anche utilizzare un’acqua minerale naturale in bottiglia.
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