Come Perdere Peso Camminando

Perdere peso è un obiettivo comune a molte persone sia giovani che meno giovani. Diversi sono i motivi che possono indurre una persona a decidere di perdere peso: problemi di salute, per un fattore estetico, ecc. Qualunque sia il motivo, l’importante è sapere che per raggiungere il vostro obiettivo due sono le cose da fare: seguire un regime alimentare equilibrato e fare esercizio fisico.

Per quanto riguarda il primo punto è sempre bene evitare il fai da te e affidarsi a professionisti del settore: dietologi, nutrizionisti o anche il medico di base potranno aiutarvi nel vostro intento. Quanto all’esercizio fisico non è detto che debba essere per forza fatto in palestra o al chiuso. Oggi, infatti, vi spiegheremo come dimagrire camminando, in modo semplice e divertente. In questo articolo risponderemo a tre domande che vi permetteranno di capire come e perché camminare, vi consentirà di perdere il peso in eccesso o di mantenere il vostro stato di forma.

Come camminare?
La velocità della vostra camminata dipende da diversi fattori: età, peso e la vostra altezza. Ma dipende anche dal vostro livello di fitness. In linea di massima camminare 20 minuti al giorno è un esercizio salutare per il corpo, se invece il vostro obiettivo è di dimagrire camminando dovreste fare una passeggiata per un tempo compreso tra i 30 e i 60 minuti al giorno. Idealmente si dovrebbe camminare per 15 – 30 minuti per 5 volte a settimana. Durante la vostra camminata respirate profondamente: inspirate facendo dei lunghi respiri ed espirate completamente.

Come perdere peso camminando?
Camminare può aiutare sia a perdere peso che a mantenere la vostra linea, una volta che avete raggiunto il vostro obiettivo.
Se si vuole dimagrire camminando, si dovrà seguire un programma specifico a piedi, pianificando il vostro tempo. Camminate tra i 30 e i 60 minuti al giorno, dividendo questi 60 minuti in 4 intervalli.
I primi 5 – 10 minuti dovranno essere dedicati al riscaldamento.
Nei successivi 10 – 15 minuti incominciate a camminare a una buona velocità.
Successivamente iniziate a correre per 10 minuti così da aumentare i battiti cardiaci.
Per il restante periodo continuare a camminare e negli ultimi 5 minuti rallentate, ma non fermatevi mai all’improvviso.
Iniziate la vostra routine a piedi con 30 minuti al giorno e poi aumentate gradualmente il tempo fino a raggiungere l’obiettivo dei 60 minuti al giorno. Per raggiungere il vostro obiettivo di dimagrimento, dovete uscire dalla vostra zona di comfort ed entrare nella vostra zona di sforzo, senza però stressarvi eccessivamente. Questo è uno dei migliori esercizi per dimagrire.

Prima di iniziare la vostra camminata a piedi, ricordate questi due punti
Indossate abiti e scarpe comode
Portate una bottiglia d’acqua con voi. Bere 2 bicchieri d’acqua al termine della vostra camminata
camminare per aumentare la qualità della vita

Dimagrire camminando vi consentirà inoltre anche di tenere ben allenato il vostro cuore. Eseguire una camminata a passo sostenuto, infatti, oltre a farvi perdere peso, farà sì che il sangue circoli più velocemente nel vostro corpo e il vostro livello di forma fisica aumenterà.

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Come Calcolare lo Sconto di un Prodotto

Quante volte vi è capitato di andare a fare shopping e trovare vestiti scontati di una certa percentuale? Fin che si tratta di calcolare il 50%, tutti sanno che si deve fare la metà del prezzo, ma se vi trovate davanti a uno sconto del 25%? A tal proposito ho deciso di pubblicare questa guida che spiega come calcolare lo sconto di un articolo che desideriamo acquistare.

Il calcolo da fare è molto semplice, però è comunque consigliato l’utilizzo di una calcolatrice. L’operazione da fare è: prezzo dell’articolo che desideriamo acquistare, moltiplicato per la percentuale di sconto, il tutto diviso 100. Il numero trovato sarà ciò che dovrete andare a sottrarre al prezzo dell’articolo, per averne l’effettivo valore.

Proviamo con un esempio pratico. Desideriamo acquistare delle scarpe che costano 80 euro, sulle quali è presente uno sconto del 20%. In questo caso l’operazione sarà: 80 (prezzo delle scarpe), moltiplicato per 20 (percentuale di sconto), il tutto diviso 100. Il risultato è 16 euro. Ora sottraiamo i 16 euro di sconto agli 80 euro delle scarpe, il risultato è 64 euro, il prezzo delle scarpe scontato.

Ora sapete calcolare la percentuale di sconto di un articolo che volete acquistare. L’operazione da fare è sempre la stessa, ovviamente dovrete sostituire i dati del prezzo dell’articolo e della percentuale, però il 100, il numero per il quale dividiamo, è un numero fisso e quindi non si deve mai cambiare.

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Come Iniziare a Praticare lo Stand Up Paddling

Con le ferie ormai alle porte, per molti la pianificazione delle vacanze estive è quasi del tutto ultimata. Se lettino ed ombrellone non fanno per voi, meglio optare per qualcosa di diverso, creativo e stimolante, magari uno sport da praticare in mare, che permetta di rilassarsi, mantenersi in forma e divertirsi con gli amici nel camping ad esso dedicato

Surf, Kite Surf e Stand Up Paddling sono solo alcune tra le attività da praticare in mare a cui vi sono dedicati esclusivi camp resort in luoghi esclusivi, in cui trovare tranquillità e comfort a pochi passi dalla spiaggia.

Lo Stand Up Paddle è una variante del Surf: si sta in piedi su una Longboard e ci si sposta utilizzando una pagaia. Le origini di questi sport si perdono nei secoli, ma tra le memorie del Capitano James Cook del 18° secolo, emerge che tra le onde polinesiane gli indigeni fossero intenti a pescare con delle lance stando in piedi su delle rudimentali tavole, utilizzando dei remi per spostarsi.

Sebbene si tratti di un’attività piuttosto facile da imparare, è comunque opportuno evitare una serie di errori che possono rallentare il processo di apprendimento dello Stand Up Paddle.

Quali sono i requisiti richiesti da questo sport?

Al primo posto vi è l’acquaticità. Essa implica una certa dimestichezza del paddler con l’ambiente acquatico. Saper nuotare, interpretare le condizioni del mare, ma soprattutto conoscere i propri limiti, si rivela di essenziale importanza per chiunque intenda praticare sport acquatici. Sebbene sembri scontato, un ambiente in cui non ci sentiamo a nostro agio, comporta rischi a volte del tutto sottovalutati.

Ma il saper muoversi tra le onde non basta. È necessaria anche una buona forma fisica. Lo Stand Up Paddle è in grado di migliorarla enormemente, ma è bene partire da una solida base.

Anche le conoscenze di meteorologia ed una certa consapevolezza dei rischi che il mare comporta si rivelano di importanza cruciale. È sempre bene evitare specchi d’acqua caratterizzati da forti correnti, condizioni ventose e ricordarsi di non uscire mai con il mare increspato o con vento moderato o forte da terra per fare le vostre prime pagaiate. Nella pratica del surf e delle sue varianti, non occorre ricordare il rispetto per il mare e per tutti coloro che lo frequentano, sia a livello ricreativo che professionale.

Il materiale? Tutto quello che serve è una tavola, eventualmente anche gonfiabile come queste, soprattutto per i principianti dovrebbe assicurare una buona galleggiabilità e stabilità laterale, un leash (laccio che ci lega alla tavola) ed abbigliamento tecnico opportuno per le varie condizioni meteriologiche.

Iniziare a praticare lo Stand Up Paddling da autodidatti è semplice, motivante e molto divertente, ma non bisogna dimenticare le regole nel rispetto del mare e di chi vi si avventura.

Questo sport è letteralmente un autentico lifestyle in grado di influenzare, in meglio, la quotidianità di chi vi si avvicina.

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Come si Pesca alla Traina in Inverno

Normalmente per chi pesca dalla barca, l’inverno è una stagione di riflessioni e il tempo a disposizione viene usato per piccole riparazioni o modifiche del loro mezzo; i temerari della traina però, non si fermano davanti a qualche difficoltà atmosferica, anzi, per alcuni, il periodo buono è proprio questo e con un vantaggio in più: pochi concorrenti in mare.

Il freddo è alle porte e alcuni pescatori che normalmente usano la barca come “attrezzo” da traina depongono in banchina le armi e, più o meno pazientemente, aspettano… che passi. Le tecniche di pesca che prevedono la barca ancorata prendono il sopravvento e molti appassionati, si “abbassano” a catture tipiche del bolentino e del lightdrifting.
Tra tutta questa massa di “pantofolai del mare” però, si fa largo una folta schiera di irriducibili che, per niente al mondo, rinuncerebbe alla loro tecnica preferita: la traina, con le sue scorribande in mare, con i suoi rumori con i suoi profumi.
Per queste persone il brivido non finisce con l’autunno, tutt’altro, anche in questa stagione tentano e riescono a portare a termine esaltanti catture.
Appurata la passione e la volontà di andar per mare, vediamo adesso come e con cosa conviene muoversi.
Partiamo dalla barca ottimale. Anche se non ci sentiamo di escludere completamente imbarcazioni open, un mezzo -con cabina anche piccola- permette di tenere al riparo tutto ciò che potrebbe danneggiarsi a contato con l’acqua marina.
A tal proposito, una particolare cura va posta nella scelta dell’abbigliamento, che sarà a base di indumenti leggeri, ma di lana, (anche una calzamaglia sul corpo è l’ideale) inoltre cerate e stivali in gomma.
Le uscite invernali in ogni caso, devono essere sempre improntate sulla sicurezza; non scordiamoci che in questi periodi il mare è semideserto per cui non dobbiamo aspettarci aiuti esterni: prudenza e raziocinio, magari avvertendo qualcuno a terra dei nostri movimenti e del tratto di mare dove ci recheremo a trainare; ovviamente dotazioni di bordo efficienti, radio e cellulari a portata di mano.

La morfologia ideale dei fondali è quella mista alga e roccia; anche le chiazze isolate di sabbia tra le alghe e la roccia sono un ottimo punto di pesca. In alcune zone d’Italia si possono ancora trovare fino a dicembre le ricciole di branco intorno ai due chili, che stazionano però a mezz’acqua. Pescando con gli artificiali, minnow e cucchiaini, le prede classiche dell’inverno sono in ordine la spigola, la palamita e il dentice, anche se può capitare di ferrare specie di branco come i tonnetti. Usando invece esche naturali come i totani, i calamari e le seppie, si pescano oltre a tutte le specie sopra citate anche lecce e ricciole medio-grandi che saltuariamente risalgono gli alti fondali alla ricerca di pesci e di molluschi di branco. Ricciole giganti a parte (che in questo periodo frequentano profondità anche superiori ai 60 metri), la fascia d’acqua più probabile per l’incontro con i predatori invernali è quella compresa fra i 14 ed i 30 metri di profondità

DOWNRIGGER PER SFIORARE IL FONDO
Con il raffreddarsi delle acque i predatori classici della traina sotto costa, tendono a scendere il più possibile alla ricerca di una temperatura più costante. La traina invernale, quindi, si pratica particolarmente a fondo e l’azione di pesca sarà impostata per far navigare le esche a stretto contatto con il fondale. Se si vogliono usare esche naturali morte, dato che in questo periodo il vivo è assai difficile da reperire, è preferibile usare il piombo guardiano. Chi apprezza le esche artificiali, potrà usare vari sistemi d’affondamento: l’affondatore a palla o downrigger, il monel e le lenze piombate. Le attrezzature pescanti saranno nell’ordine delle 20 o 30 libbre e le 12 libbre quando si usa l’affondatore a palla.

Piccoli accorgimenti per far risultato
La velocità della pesca con esche artificiali è compresa tra i 3,5 ed i 5 nodi, ma procediamo con ordine.
La montatura comune per l’uso del downrigger è composta dalla doppiatura sulla lenza madre, dalla girella e da un metro e mezzo di terminale. Vengono calati in acqua cinquanta metri circa di lenza, quindi si aggancia la pinza e si cala fino a raggiungere la profondità desiderata.
Per misurare la profondità che vogliamo raggiungere in traina, si possono fare delle prove: si cala in una zona sabbiosa finché la pinza (fregando sul fondo) non si sganci; quindi si mette un segnale sia sulla lenza, sia sul cavo dell’affondatore, accorciandolo di due metri circa.
Questo ci permetterà di avere più segnali a varie profondità, fattore che ci eviterà di perdere le esche in probabili incagli. Piombatura diretta La piombatura diretta si inserisce su una doppiatura di monofilo di circa due metri effettuata sulla lenza madre. Per mezzo di una girella piccola (che sia in grado di passare senza intoppi fra gli anelli della canna), si aggancerà il terminale di lunghezza variabile (mediamente lungo circa diciassette metri).
Sempre secondo la lunghezza della lenza calata, inseriremo la zavorra oscillante dai 300 grammi al mezzo chilo. La stessa strategia dei segnalini permetterà di individuare la lunghezza ottimale di lenza da filare in acqua.

Monel
Va considerato uno dei migliori sistemi d’affondamento. Al monel si fissa una girella (anche questa deve essere di grandezza tale da permetterle di passare agevolmente fra gli anelli della canna) alla quale legheremo il terminale lungo quindici metri circa. Per la quantità di monel da calare conviene regolarsi in relazione alla profondità d’azione, in ogni caso, per avere garanzie di un buon affondamento delle esche, dobbiamo calare circa 200 metri di monel. E’ da tener presente che per il corretto uso di queste lenze è conveniente trainare seguendo linee rette, evitando le brusche virate che porterebbero inevitabilmente a ferrature sul fondo.

Pesca con esche naturali
Occorre preparare un terminale del diametro dello 0.60, lungo 15/18 metri circa, il quale andrà collegato alla lenza madre tramite una girella -anche questa di grandezza tale da poter agevolmente passare fra gli anelli della canna-.
Dopo aver calato il terminale, legheremo sopra la girella con un nodo a fiocco, sicuro alla trazione ma facilmente sganciabile, uno spezzone di nylon o di dacron lungo circa due metri, al quale assicureremo il piombo “guardiano” di peso variabile tra i 300 ed i 500 grammi a seconda della profondità d’azione. La velocità di traina con il “guardiano” non dovrà mai superare i due nodi.

Le esche migliori
Iniziamo con gli artificiali: i migliori per l’inverno sono i minnow con paletta metallica nelle misure che vanno dai 9 ai 14 cm. Non ci sono parametri certi che stabiliscano la colorazione migliore; questa dipende dal luogo, dalla profondità dell’acqua in cui operiamo e dall’imprevedibilità dei soggetti adescandi: i pesci.
Non solo, tutti questi concetti sono passibili di… ribaltamenti improvvisi; infatti, è capitato di prendere dentici anche con artificiali adatti alla pesca in acque interne, oppure, i risultati raggiunti con un determinato pesciolino metallico, con una colorazione ics, di punto in bianco non valgono più.
Per questi e altri motivi, è consigliabile non stancarsi mai di fare prove, e conviene quindi avere a bordo una vasta gamma di modelli e di colorazioni. Per quanto riguarda le esche naturali, cercheremo come al solito di seguire il concetto stagionale. L’inverno, un po’ in tutta la Penisola, è indice di cefalopodi: calamari, totani e seppie sono assai catturanti anche morti, purché molto freschi. L’innesco è il solito, con l’amo trainante del 3-4/0 inserito nella parte anteriore della sacca, ed il secondo del 6/0 infilato in modo che la punta fuoriesca dalla testa, ovvero fra i tentacoli. L’esca morta però, deve avere un aspetto “convincente” per essere attaccata, quindi dovremo procedere al suo bilanciamento tramite un piombo di 20 grammi circa, fermato sul corpo dell’esca in prossimità dell’amo trainante, mentre, nella sacca del cefalopode, inseriremo un po’ di materiale galleggiante ad esempio due listelle di polistirolo.

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Come Cucinare e Legare l’Arrosto

Per cucinare la carne, tra i tanti metodi si puo’ scegliere di arrostirla. Questa procedura prevede una cottura lunga e costante in padella oppure in forno e vi garantisce la riuscita di piatti succulenti e più digeribili, la carne così cotta infatti, conserva l’umidità ed è più tenera. In genere per arrosto nel linguaggio comune,si intende la carne bovina legata con lo spago, vi spieghiamo quindi come cucinare e legare l’arrosto.

Eliminate dal pezzo di carne da cuocere l’eccesso di grasso e le parti dure e poggiatela su di un piano da lavoro.
Arrotolate attorno alla carne lo spago andando a creare una gabbia.
Annodate ai due estremi lasciando una parte dello spago più lunga e con questa arrotolate la carne nel senso opposto, arrivati alla fine fissate con un nodo.
Per insaporire il vostro arrosto ponete delle fette di pancetta e spezie a piacere.
Con lo spago create un cerchio e bloccatene la base, inserite la mano e girate un paio di volte, inseritevi quindi la carne e stringete l’asola creata (come un cappio) ed annodate
Seguite lo stesso procedimento per tutta la lunghezza della carne e fissate con dei nodi.
A questo punto sarete pronti per cucinare l’ arrosto (allo spiedo, in pentola o al forno) avendo cura di ungere per bene la carne con dell’olio, oppure con strutto e burro per un sapore più deciso.
Non salate la carne prima di una rosolatura adeguata per non renderla secca e stopposa. Grazie ai grassi invece si creerà un film che trattiene al suo interno i liquidi della carne, conservandone così la morbidezza e le proprietà nutrizionali.
Quasi a fine cottura è opportuno sfumare con del vino bianco
Se il vostro arrosto è destinato alla cottura in umido allora vi consigliamo di condire la carne con olio, spezie e verdure e di preparare ancor prima una marinatura, specie se si tratte di carne selvatica.
Aggiungete qualche pezzetto di lardo all’interno delle pieghe della carne per renderla più morbida ma evitate assolutamente di forarla o tagliarla perchè si seccherebbe.

 

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